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LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Quante volte… guardando quel amico/a… ci siamo chiesti… “come fà a stare ancora con lui/lei”?!

… nulla funziona in quella coppia… non si sopportano…è una sofferenza continua…

eppure stanno ancora assieme!

E quando è il nostro rapporto ad essere una prigionia?

... e siamo ancora assieme!



Un certo grado di dipendenza dal nostro partner è parte di ogni storia d’amore, soprattutto all’inizio, nella fase dell’innamoramento quando il forte bisogno dell’altro, la passione percepita, l’intimità, la fusione e la ricerca della sua vicinanza sono avvertiti quasi come un bisogno primario, un bisogno di sopravvivenza… senza di lui o leinon riusciamo a vivere!


Quando ci si innamora accadono delle modificazioni del nostro corpo, della nostra mente e del nostro sentire che si traducono in comportamenti tipici che sono: un’attenzione esclusiva rivolta a lui/lei, la riorganizzazione delle nostre priorità, un aumento della nostra energia, la sensazione di euforia, sbalzi d’umore, batticuore, sudorazione, elevato desiderio sessuale, desiderio continuo di unirsi all’altro, di possederlo, di appartenergli e intensa voglia di realizzare assieme un legame duraturo.


La possibilità di consolidare poi l’innamoramento in un concreto legame d’amore dipende dalla capacità dei membri della coppia di percepirsi e rispettarsi come individui separati, riconoscendo la propria individualità nella diversità dell’altro.

Ma quando il legame si trasforma in un legame rigido, pervasivo e il pensiero di possedere o appartenere all’altro diventa assiduo e assoluto e priva della propria individualità, limita la libertà di essere individui separati e l’unione diviene soffocante, oppressiva, una forma di costrizione, il rischio è quello di cadere in legame di “dipendenza affettiva patologica”; legame che incatena, soffoca e procura una profonda sofferenza.

A ciò si accompagna l’estrema ostinazione della ricerca e del mantenimento di questa relazione, nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative che ne derivano.

Molte volte si arriva addirittura a casi estremi, quando la persona rimane legata ad un partner violento e tende a giustificarlo in tutto, isolandosi, mentendo e mascherando le violenze subite, spesso non riuscendo a lasciarlo nemmeno quando è a rischio la propria incolumità di vita.


La dipendenza affettiva rappresenta una vera e propria “dipendenza” che si esplicita in un vero e proprio desiderio compulsivo e ossessivo dell’altro e assomiglia, per analogia di cose, alla tossicodipendenza e alle altre forme di dipendenza comportamentale come lo sono il gioco d’azzardo, la dipendenza da sesso, da shopping, da tecnologie… e altro.

Quando una relazione di questo tipo si interrompe o rischia la rottura, la persona dipendente/innamorata sviluppa dei sintomi che sono tipici dell’astinenza, proprio come nei tossicodipendenti e inizia a manifestare: depressione, ansia, insonnia o ipersonnia, irritabilità, perdita o aumento dell’appetito e come tale và alla disperata “ricerca” della persona, alla ricerca di quello che appaga il suo bisogno di assuefazione e questo avviene malgrado l’altro sia stato violento, infedele o artefice di una profonda sofferenza.


A livello cerebrale, tanto nella dipendenza affettiva quanto nella tossicodipendenza si attivano alcune regioni della via mesolimbica suscettibili all’azione della dopamina, sostanza implicata nella percezione del piacere e dell’appagamento, così come accade quando si mangia, si fa sesso o si viene coccolati e il piacere percepito innesca un circuito vizioso e la motivazione a ripetere quel comportamento.

Generalmente, le persone che vivono una dipendenza affettiva pur consapevoli degli effetti devastanti che il partner ha nella loro vita, non riescono ad astenersi dalla relazione.

La paura dell’abbandono induce ad essere disponibile verso l’altro all’inverosimile, ad essere sacrificale, compiacente e di estrema disponibilità e la speranza di rendere la relazione stabile e duratura induce ad un continuo colpevolizzarsi per l’andamento insoddisfacente della relazione.

La tendenza a costruire una relazione dove l’altro ha un valore assoluto e centrale e dove i suoi bisogni diventano gli unici, finisce per lasciare spazio a personalità egocentriche e anaffettive che con il seno di poi confermano, in chi soffre di dipendenza affettiva, la paura di non essere degno d’amore, la paura dell’abbandono e l’incapacità di trovare altri.


Ma chi è a rischio di dipendenza affettiva?


Gli studi evidenziano che sono più esposte le persone che hanno subito dei traumi durante l’infanzia o che sono state cresciute con uno stile di attaccamento insicuro, chi ha subito traumi o abusi emotivi nel corso della vita e chi fatica a controllare e gestire le proprie emozioni.


In questi casi la terapia psicologica aiuta i pazienti ad avere accesso a quello che provano, ai loro desideri e ad utilizzare scelte autonome. Con il giusto supporto si ri-crea nella persona la capacità di sviluppare quel senso di “agency” ovvero di capacità di portare a termine un piano d’azione senza il bisogno necessario dell’altro e la capacità di creare relazioni basate su una sana affettività e sul rispetto reciproco.


Vuoi una relazione di coppia funzionale?

Fa che sia come “due albicocche”

due frutti che… una volta uniti… condividono e sciolgono solo parte della loro polpa

ma non tutta

Il loro nocciolo… quello che stà all’interno

quello che definisce chi è l’uno e chi è l’altro

non si mescola

quello rimane integro

(Willy Pasini)


Dott.ssa Nadia Grotto

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